giovedì 4 giugno 2009

Circa cento fotografie realizzate da Francesco Paolo Michetti, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento

Circa cento fotografie realizzate da Francesco Paolo Michetti, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, saranno esposte nella Sala “Carino Gambacorta” della Banca di Teramo, a Teramo, dal 9 al 22 giugno prossimi, in occasione dell’ottantesimo anniversario della morte del pittore abruzzese.
La collezione appartiene al medico francavillese Franco Di Tizio, studioso tra i più attenti e prolifici oltre che di Michetti, anche di d’Annunzio e dell’ambiente culturale che gravitò attorno a questi due personaggi.
A inaugurare, alle ore 18.00 di martedì prossimo, la rassegna fotografica sarà il professore Vito Salierno, autore del recente volume “Lettere a Barbara Leoni: 1887-1892” (ed. Carabba), che parlerà sul tema “Gabriele, Barbarella e F.P. Michetti”.
Sono, inoltre, previsti gli interventi del presidente dell’Istituto di credito, on. Antonio Tancredi, e del giornalista Enrico Di Carlo.
Vito Salierno, oltre a interessarsi di d’Annunzio, relativamente al quale ha pubblicato una trentina di lavori, è stato direttore del Centro Italiano di Cultura in Pakistan e Lettore di Lingua e Letteratura Italiana all’Università di Karachi, con funzioni di addetto culturale all’Ambasciata d’Italia, sempre in Pakistan.

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A detta di alcuni studiosi, l’interesse di Michetti per la fotografia risalirebbe ai tempi del Voto, intorno al 1883, quando si sarebbe recato a Miglianico (nel Chietino) per fotografare i festeggiamenti in onore del patrono San Pantaleone e le relative scene di fanatismo religioso che avrebbero poi costituito il soggetto del quadro. Secondo la tradizione, il pittore dovette subire la contestazione del popolo superstizioso, convinto che la sua attrezzatura fotografica fosse stata la causa dello scatenarsi di un violento temporale che avrebbe mandato a monte la festa.
In un primo momento, Michetti utilizzò la fotografia in funzione della pittura, cioè come ‘strumento’ per realizzare un quadro. Successivamente comprese le concrete valenze di questo nuovo mezzo di riproduzione della realtà e lo considerò non più come ‘strumento’ per preparare i materiali per la pittura, ma come arte per se stessa.
Nei primi decenni del Novecento, Michetti provò alcune tecniche fotografiche d’avanguardia, come la ripresa stereoscopica, le diapositve a colori e il ‘visore ad artigli’, una sorta di antenato dell’odierna moviola.

1 commento:

alfonso ha detto...

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